Solennità di Sant'Emidio 2025: il messaggio e la preghiera del Vescovo Gianpiero Palmieri
La Fiamma della SperanzaSolennità di Sant’Emidio 2025: il messaggio del Vescovo Gianpiero
La Fiamma della Speranza
Carissimi!
Tutti gli anni festeggiamo S.Emidio, ma ogni volta questa ricorrenza assume un significato
differente a seconda del tempo che stiamo vivendo.
E’ relativamente recente la devozione che ci consegna il Patrono come protettore contro terremoto: dal 1703, anno in cui in un terribile terremoto devastò in centro Italia e risparmiò Ascoli. Molto più antica e originaria è la tradizione di Emidio come evangelizzatore dei Piceni: lungo i secoli egli è stato venerato dal popolo ascolano prima di tutto perché, insieme ai compagni con cui è stato martirizzato, ci ha portato il dono del Vangelo, cioè della fede e del battesimo.
Questa centratura sulla Parola di Dio ci permette di vivere la festa chiedendoci: quale Vangelo, vale a dire: quale “buona notizia”, il Signore ci vuole comunicare quest’anno? Il Vangelo infatti è Vangelo sempre, per ogni generazione. Anche oggi il Signore, per mezzo della festa di S.Emidio, vuole darci una buona notizia capace di aiutarci a riscoprire la ragioni del vivere senza scoraggiarci.
Quest’anno però è un po’ dura….
Stiamo vivendo uno paradossale contrasto: proprio l’anno giubilare 2025, che Papa Francesco ha dedicato alla Speranza, è profondamente segnato da eventi internazionali che alimentano la disillusione, la paura e la sfiducia. Ci sembra di essere piombati in pochi mesi in un “altro mondo”, diverso da quello di prima, un mondo in cui le istituzioni internazionali non hanno nessun potere di mediazione, i piani per la salvaguardia del pianeta non decollano dalla fase di stallo in cui sono caduti, il turbinio degli eventi bellici ci spingono nella direzione di una nuova economia di guerra (i dazi commerciali imposti dagli USA, la spesa per la difesa militare…).
In questo contesto il Giubileo della Speranza, con il suo significato sociale di anno della remissione dei debiti, della liberazione degli schiavi e del riposo della terra, sembra finire nel vuoto.
Qualcuno dice che forse avremmo dovuto organizzare, come si faceva nel passato, un anno dal forte carattere penitenziale, per scongiurare il flagello della guerra. Lo dicono i più anziani tra di noi, che hanno ricordi lontani, di quando erano bambini, ricordi vivissimi di quando l’Italia era in guerra: tanta povertà, fame, disperazione. Una donna novantenne mi raccontava: tu non puoi immaginare che cosa significhi crescere costantemente nella paura, avere da bambina sempre la paura accanto a te come compagna di vita.
Invece credo che Papa Francesco abbia avuto un’intuizione profetica e provvidenziale quando ha indetto il Giubileo della Speranza. Come ho scritto nella lettera inviata all’inizio di quest’anno giubilare, al fondo del nostro cuore, più profondamente di ogni paura o di ogni altro sentimento negativo, c’è una fiducia basilare nella Vita: la Speranza; senza di lei non si potrebbe neppure cominciare a muovere i primi passi nell’esistenza.
Questa fiducia è dentro di noi fin da quando siamo al mondo. E’ il segno della presenza di Dio nell’uomo, dello Spirito Santo che abita il mondo interiore di ciascun essere umano. E’ la nostra anima, il motore profondo della nostra esistenza. Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza del Signore Risorto, per cui dentro di noi c’è un insopprimibile spinta alla vita. E’ quella che ci fa ripartire dopo ogni devastazione della guerra o del terremoto e che ci spinge a cercarci, a solidarizzare, ad aver cura gli uni degli altri, a compatire le ferite di tutti.
La Speranza è una fiamma da tenere sempre accesa ogni giorno della vita, anche quando le difficoltà si fanno pesanti e il mondo sembra diventato buio. Il Giubileo che stiamo vivendo ci vuole aiutare a riscoprire questo anelito di luce; ma soprattutto la buona notizia che Emidio è venuto a portare tanti secoli fa (una buona notizia importante anche oggi) è che questa fiamma arde dentro di noi perché Dio l’ha accesa per sempre. Basta solo riscoprirla e riattivarla.
Emidio non ha avuto paura della morte perché aveva nel petto questa fiamma-speranza, per cui ha trasformato la sua morte in martirio, cioè in testimonianza di fede nella potenza di vita del Crocifisso Risorto.
Ricordiamoci di tutto questo, quando quest’anno i Sestieri porteranno i Ceri da accendere. Esprimono il bisogno di speranza che sale dal cuore delle persone e che il Signore desidera accendere nei nostri cuori
+ Gianpiero
Preghiera a Sant'Emidio
Sentiamo il desiderio di chiedere la tua preghiera,
fratello vescovo e martire S.Emidio,
per noi, che siamo tuoi figli,
generati dal seme della Parola di Dio che tu hai annunziato nel nostro territorio,
fecondati dalla testimonianza che hai reso insieme ai tuoi compagni
nella fermezza donata dallo Spirito.
Chiediamo la tua intercessione perché non manchi mai
nel nostro cuore la fiamma della Speranza.
Sappiamo bene che a te, come ad ogni discepolo di Gesù,
non è mai piaciuta la rassegnazione che fossilizza nell’impotenza,
né hai mai avuto paura della violenza che cerca di imporre ciò che è contro il Vangelo,
né ti sei lasciato scoraggiare dal potere che si impone con arroganza.
La rassegnazione, la paura e lo scoraggiamento
non abitano il cuore di chi si lascia guidare dallo Spirito Santo.
Per questo, S.Emidio,
ti chiediamo di starci accanto.
Condividi con noi la tua passione ardente per il Vangelo
e per la gente del nostro territorio.
Aiutaci ad essere strumenti della Speranza di Dio:
fa che ci sentiamo sempre, da cristiani, non nostalgici di un passato che non ritorna
ma uomini e donne che testimoniano il futuro di Dio che avanza.
Non permettere che la fiamma si spenga:
il tuo ricordo e il tuo esempio alimentino il noi quel fuoco
che tuo Figlio ha acceso nel mondo.
Amen!