Storia e Santi patroni della Diocesi di Ascoli Piceno

Storia della Diocesi di Ascoli Piceno

Diocesi Ascoli Piceno Cartina Storica

MEMORIE STORICHE DELLA CHIESA ASCOLANA (di Pietro Capponi)

 “Le più antiche notizie, che abbiamo intorno all’epoca avventurosa, in cui le nostre contrade furono rischiarate dal lume dell’evangelica predicazione, rimontano all’anno sessantesimo incirca dell’era cristiana. Fu in quel tempo infatti, al dire degli storici ascolani, che S. Lino discepolo, e poscia immediato successore dell’Apostolo S. Pietro nella sede romana, fu mandato come Vescovo regionario a predicare il Vangelo nel Piceno specialmente in Ascoli, sua città prediletta. Quantunque fosse egli nato in Volterra, pure riconosceva la sua origine dalla nostra città per essere il padre suo ascolano, come fra gli altri attesta Giovanni da Ceccano nella sua celebre Cronaca dei pontefici romani: Linus asculano patre natus. [Trasmondo2 Bonfini3 e Appiani]

Avvenuta poi nell’anno 83 la morte del quarto papa S. Cleto, che col suo sangue illustrò ancor egli la religione di Cristo, il successore di lui S. Anacleto mandò, nell’anno appresso, S. Massurio a diffondere sempre più nel Piceno la fede cattolica. Questi, predicò anche in Ascoli e vi battezzò molti cittadini, fra i quali i discendenti della celebre famiglia dei Bassi, che furono i primi ad abbracciare il cristianesimo. E fu il secondo vescovo regionario. [Lino5 e Andreantonelli6].

Moltiplicatosi in Ascoli il numero dei cristiani, nell’anno 140, essendo imperatore Antonino Pio e procuratore del Piceno M. Asclepio, accusati molti dai sacerdoti idolatri al medesimo, questi ne fece trucidare circa un migliaio, fra i quali, il 14 novembre, la vergine S. Veneranda. Le reliquie di questi primi martiri ascolani, religiosamente raccolte e conservate, dopo vari secoli, furono riposte nella nostra Cattedrale. [Lino, Andreantonelli e Appiani].

Nell’anno seguente riportò pure la palma del martirio l’altro ascolano per nome Antimo, che molto si era adoperato nel dare onorata sepoltura ai corpi di S. Veneranda e degli altri martiri. [Appiani e Cappelletti]

Quello che avvenisse nella nostra città durante la persecuzione mossa da Antonino Pio negli ultimi anni del suo impero, e poscia per quasi un secolo sotto il comando degli imperatori, che gli succedettero, non ci è dato conoscerlo. Sappiamo solo, che nell’anno 237 trovandosi la chiesa cattolica sconvolta da fiera persecuzione suscitata dall’imperatore Massimino, il sommo pontefice S. Fabiano mandò nel Piceno S. Alessandro ad infervorarvi i primi cristiani. Ascoli fu una delle molte città, che risentirono i salutari effetti dello zelo apostolico di lui, che fu il terzo vescovo regionario del Piceno e che pure riportò la gloriosa palma del martirio. [Lino, Quinto e mons. Marcucci].

Passato intanto a miglior vita nel 250 il papa S. Fabiano, martirizzato nella persecuzione di Decio, e succedutogli non senza difficoltà, e dopo qualche tempo Cornelio, questi nell’anno 251, consacrò a quarto vescovo regionario del Piceno S. Adriano, che pure fu martire. Costui venuto nelle nostre contrade, versando sudori ed affrontando pericoli proseguì con esito felice l’opera incominciata dal suoi predecessori. [Lino, Muratori e mons. Marcucci].

Nobilitata in pochi anni la Chiesa di Gesù Cristo dal martirio dei sommi Pontefici Cornelio, Lucio, Stefano e nel 258 da quello di Sisto, dopo molti mesi di sede vacante, a cagione della persecuzione di Decio, fu chiamato a succedergli nella sede di Pietro S. Dionisio. Una delle prime cure, che occuparono l’animo di questo Papa fu quella di mandare per quinto vescovo regionario del Piceno S. Filippo, il quale difatti ci venne nell’anno 260. Egli come il suo immediato antecessore predicò l’Evangelo anche nella nostra città molto adoperandosi per accrescervi ed animarvi il nascente cristianesimo [Lino, Muratori10 e mons. Marcucci].

Per quanto però questi vescovi regionari del Piceno si fossero adoperati a propagare la fede cattolica nella nostra città, pure per le fiere persecuzioni mosse nella seconda metà del terzo secolo dagli imperatori romani Valeriano, Gallieno, Aureliano, Diocleziano e Massimiliano il numero dei cristiani vi rimase molto diminuito, come attesta fra gli altri scrittori l’Appiani al cap. 2, della vita di S. Emidio.

Ma negli arcani disegni dell’Altissimo era stabilito, che dovesse sorgere anche per Ascoli un Apostolo, dal quale fosse gettato il fondamento stabile del cristiano edifizio, e quindi a ragione potesse dirsi il primo Vescovo della medesima; a quella guisa che chiamerebbesi primo fondatore di una città, chi l’edificasse in .un sito.dove ne fosse stata un’altra, di cui non rimane che qualche misero avanzo.

Nasceva infatti in Treveri nel 273 da genitori pagani S. Emidio, che fu poi il primo vescovo residente di Ascoli [Masdeu11 e p. Pastori12].

Vari anni dopo, l’imperatore Diocleziano venuto in cognizione, che nel Piceno, e particolarmente in Ascoli rimaneva ancora qualche seguace del N azzareno, mandò nel 285 per prefetto del Piceno il giovane C. Polimio, di ordine equestre, il quale fissò la sua residenza in Ascoli, capoluogo della provincia [Lino, Masdeu e Appiani].

Non erano ancora trascorsi due anni dacché egli vi dimorava, che ebbe una figliuola a cui pose il nome di Polisia, e che dal vescovo S. Emidio venne a suo tempo convertita al cristianesimo [Lino, Andreantonelli e Appiani].

E poiché dal crudele imperatore Diocleziano avea egli ricevuto l’ordine di estirpare del tutto il cristianesimo nel Piceno ed in modo speciale ìn Ascoli, quindi sin dal principio della sua dimora in questa città vi mosse fiera persecuzione.

Ma la divina provvidenza già preparava in Treveri con la conversione di Emidio al cristianesimo, chi dovea riparare i danni da quel tiranno Prefetto arrecati nelle nostre contrade alla religione del Nazzareno.

Infatti nell’anno 296 Emidio, illuminato dalla grazia divina, comprese la verità della nostra santa religione nonché la falsità del gentilesimo e quindi nell’età di anni 23 ricevette il s. battesimo . E fa pure nello stesso anno, che per sfuggire alle persecuzioni de’ suoi parenti, con tre suoi compagni Euplo, Germano e Valentino, ancor’essi cristiani, partì per l’Italia, dove giunto felicemente, si fermò a Milano [Masdeu, p. Pastori ed altri].

Ivi, due anni appresso, da S. Materno, che tenne il governo di quella chiesa dal 252 al 304, Emidio fu ordinato Sacerdote [Masdeu, p. Pastori ed altri].

E nell’anno seguente coi suoi tre compagni s’incamminò alla volta di Roma, dove nel mese di decembre venne consacrato vescovo di Ascoli dal pontefice S. Marcellino. Nello stesso mese poi partì per la sua sede, di cui fu il primo vescovo di residenza [Masdeu, p. Pastori ed altri].

Santi e Patroni della Diocesi di Ascoli Piceno

Diocesi Ascoli Piceno Sant'Emidio Vescovo e Martire

S.EMIDIO VESCOVO E MARTIRE

 Emidio nacque, nell’anno 273, da nobile famiglia di Treviri, città del nord-ovest germanico, ai limiti dell’Impero Romano. Aveva ormai 27 anni, quando, lui di famiglia pagana, a contatto con i suoi coetanei cristiani, conosciuta la vera Fede, l’accolse con slancio e ricevette il battesimo. Per divina ispirazione poi, con tre suoi amici, Euplo, Germano e Valentino, sentì di dover partire per l’Italia. Messosi in cammino, valicate le Alpi, scese a Milano, ove s’incontrò col grande vescovo S. Materno che, dopo averlo conosciuto bene, lo istruì adeguatamente e l’ordinò sacerdote. Il giovane levita, allora, partì per Roma ove, allo spirito apostolico associò sorprendenti prodigi. Fu accolto, con i suoi compagni, da S. Marcellino papa che, ritenutolo idoneo ad assumere le responsabilità episcopali, lo consacrò e destinò ad Ascoli, ove una comunità di cristiani ardeva dal desiderio di avere un Pastore.

Accolto con amore il desiderio del Pontefice, Emidio partì per Ascoli col drappello dei suoi compari. Lungo il percorso però, fu informato che qui, per una ridestata persecuzione, non c’erano le migliori condizioni per poter svolgere la sua missione. Volse allora i suoi passi e le sue cure verso l’Abruzzo conquistando alla Fede la città di Pitino e altre città. Tornata la quiete in Ascoli, vi si diresse. Al suo arrivo, fu una vera gioia per i martoriati cristiani. Il giovane Pastore allora, senza indugio, diede corso al suo lavoro con tanto fervore: predicava, istruiva, confortava i sofferenti, convertiva, battezzava, raggiungendo anche centri fuori di Ascoli come Fermo, ove, con una comunità di cristiani già esistente, aprì al culto del vero Dio un tempietto pagano.

Dopo appena tre anni d’intenso e fruttuoso lavoro, confortato da prodigi, nel 303, quando ormai tanti pagani si erano convertiti e, tra questi, anche Polisia, la figlia del Prefetto della città, fu catturato dai persecutori, condannato a morte e decapitato nel luogo ove poi sorse il tempietto di “S. Emidio Rosso”. Caduto a terra in un lago di sangue, il Martire – secondo la tradizione – raccolse il proprio capo, si eresse, si pose in cammino sino a raggiungere l’oratorio delle Grotte, dove radunava i fedeli per le sacre funzioni e qui si adagiò nel riposo eterno. Mani pietose poi lo composero in un rude sepolcro scavato nella roccia. Gli ascolani, successivamente, lo esumarono e portarono nella Cripta della Cattedrale, ove è particolarmente venerato come Protettore contro il flagello del terremoto.

La sua festa si celebra il 5 agosto.

 

LA MADONNA DELLE GRAZIE

La devozione alla Vergine Maria in Ascoli ha lontane radici. Già S.Emidio, eroico araldo del Vangelo di Cristo, manifestò di esserlo anche della devozione alla Madre di Dio. Diffondendosi poi il numero dei Cristiani, sorsero dovunque luoghi sacri mariani e venerate immagini. Di queste la Cattedrale di Ascoli ne conserva una particolare con una storia antica, quella della Madonna delle Grazie. Viene tramandato infatti che l’originale di questa fosse stata dipinta dall’Evangelista S. Luca. E’ certo comunque che fu donata al clero ascolano da Nicolò IV, papa nato in Lisciano di Ascoli e vissuto sulla cattedra di Pietro dal 1288 al 1292. Trattandosi di immagine di stile orientale,probabilmente egli l’aveva avuta in dono quando, prima di essere Pontefice, ricopriva il delicato ufficio di “apocrisario”, cioè ambasciatore della Sede Apostolica, presso l’imperatore di Grecia. Fu dapprima chiamata Madonna del Clero, perché al Clero fu donata, poi del Giro, perché ogni anno, iniziando dal mercoledì dopo Pasqua, veniva portata in processione per le varie parrocchie della città. L’immagine originale però, andò distrutta da un incendio. Allora fu sostituita con una copia del XV secolo, dipinta da Pietro Alemanni, discepolo del Crivelli. Il simulacro così, poté proseguire la tradizionale manifestazione di fede nelle varie chiese, con grande concorso di popolo, presenti anche il Magistrato e i Consoli, rimanendovi esposta alla venerazione dei fedeli per otto giorni. Terminato l’itinerario, l’effigie, tornava in processione, all’oratorio di S. Caterina che sorgeva adiacente alla chiesa di S.Venanzo, oggi detta di S.Martino. Per essa poi, fu costruita una chiesa in Piazza S.Agostino. Ma demolita questa per ragioni urbanistiche, nel 1925, fu data in custodia alla chiesa di S.Maria della Carità, detta la “Scopa”, ove dimorò sino all’anno 1958, quando, su proposta dell’Eccellentissimo Vescovo mons. Marcello Morgante, per i numerosi favori da lei sempre elargiti, fu acclamata dal popolo col titolo di Madonna delle Grazie e trasferita nella Cappella della Cattedrale. Informato Papa Giovanni XXIII dell’evento, il 24 settembre 1960, dopo aver fatto dono all’altare della Madonna, di uno dei ceri istoriati che in quell’anno fece inviare ai maggiori santuari mariani, al termine di un’udienza nella Basilica di S.Pietro, benediceva un aureo diadema che gli veniva presentato dal Vescovo diocesano, perché adornasse il capo della Madonna. Lo stesso Pontefice, il 28 aprile 1961 proclamava la Madonna delle Grazie Patrona della città di Ascoli e della diocesi come, da tanto tempo, lo è S.Emidio Vescovo e Martire. Celebrando il 50° anniversario, nel 2011, veniva benedetta una nuova corona aurea da S.S. Benedetto XVI.

La festa liturgica ricorre il 9 ottobre, ma viene solennizzata la seconda domenica dello stesso mese.

Diocesi Ascoli Piceno Madonna delle Grazie

SANTI, BEATI E SERVI DI DIO DELLA DIOCESI DI ASCOLI PICENO

 Nel XIII-XIV sec. vissero i Beati Corrado da Offida (festività: 12 dicembre) e Corrado Miliani di Ascoli (festività: 19 aprile), tutti e due dell’Ordine francescano: il primo è ricordato dai “Fioretti”, e morì il 12 dicembre 1306 (il culto, riconosciutogli da tempo immemorabile, fu confermato da Pio VII il 21 aprile 187 1), e l’altro nacque in Ascoli Piceno il 18 settembre 1234, vi morì il 17 aprile 1289, compagno del Pontefice N iccolò IV, e fu beatificato il 2 febbraio 1792.

S. Giacomo della Marca (festività: 28 novembre), nato a Monteprandone nel 1394, fu predicatore, rinnovatore sociale e consigliere di principi e imperatori, morì a Napoli il 28 N ovembre 1476 e fu canonizzato il 15 dicembre 1726.

Il Beato Marco da Montegallo (festività: 3 agosto), nato nel 1425, apostolo dei Monti di Pietà, morì a Vicenza nel 1494, dove è conservato il suo corpo.

S. Serafino da Montegranaro (festività: 12 ottobre), nato nel 1540; trovò nella nostra città il clima propizio per maturare le sue eroiche virtù. Morì il 12 ottobre 1604 e fu canonizzato da Clemente XIII il 16 luglio 1767.

Il Beato Bernardo da Offida (festività: 23 agosto), nato nel 1604, morì il 23 agosto 1694 e fu beatificato da Pio VI il 25 maggio 1795.

La serie si chiude con la Beata Assunta Pallotta (festività: 7 novembre), nata a Force da genitori oriundi di Castel di Croce il 20 agosto 1878, andò missionaria francescana di Maria in Cina, dove morì il 7 aprile 1905. E’ stata beatificata da Pio XII il 7 novembre 1954.

Sono in corso le Cause di canonizzazione della Beata Assunta Pallotta, del Servo di Dio Fra Marcellino da Capradosso, o.f.cap., nato a Castel di Lama (ma vissuto a Capradosso) il 22 settembre 1873 e morto a Fermo il 26 febbraio 1909, del Venerabile mons. Antonio Francesco Marcucci, nato a Force di Ascoli il 29 novembre 1717 e morto in Ascoli il 12 luglio 1798. Di quest’ultimo, il Processo diocesano informativo, aperto il 5 maggio 1963, è stato chiuso il 26 novembre 1968. Il giorno 11 luglio del 2020, nell’Episcopio di Ascoli Piceno, si è aperta la causa di canonizzazione della Serva di Dio Madre Tecla Relucenti (1704-1769) co-fondatrice con il Venerabile Francesco Antonio Marcucci delle Pie Operaie dell’Immacolata Concezione.

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