In occasione dell’Avvento mi è tornata fra le mani questa riflessione di Dietrich  Bonhoeffer sempre molto attuale. Mi piace riproporla alla riflessione di tutti come invito a vivere l’Avvento, tempo privilegiato di attesa, attesa fiduciosa in un  tempo in cui prevale la ricerca all’attimo che fugge e l’evasione dal reale perché dominati dalla paura del futuro.
            Festeggiare l’Avvento significa saper attendere: attendere è un’arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato. Esso vuole staccare il frutto maturo non appena germoglia; ma gli occhi ingordi vengono soltanto illusi, perché un frutto apparentemente così prezioso è dentro ancora verde, e mani prive di rispetto gettano via senza gratitudine ciò che li ha delusi. Chi non conosce la beatitudine acerba dell’attendere, cioè il mancare di qualcosa nella speranza, non potrà mai gustare la benedizione intera dell’adempimento. Chi non conosce la necessità di lottare con le domande più profonde della vita, della sua vita e nell’attesa non tiene aperti gli occhi con desiderio finché la verità non gli si rivela, costui non può figurarsi nulla della magnificenza di questo momento in cui risplenderà la chiarezza; e chi vuole ambire all’amicizia e all’amore di altro, senza attendere che la sua anima si apra all’altra fino ad averne accesso, a costui rimarrà eternamente nascosta la profonda benedizione di una vita che si svolge tra due anime. Nel mondo dobbiamo attendere le cose più grandi, più profonde, più delicate, e questo non avviene in modo tempestoso, ma secondo la legge divina della germinazione, della crescita e dello sviluppo.
Chiediamoci, ancora una volta, se siamo capaci di questa attesa, se desideriamo davvero incontrare Dio che si fa Bambino. Alleggeriamo il cuore per essere pronti a riconoscerlo nella sua venuta.
Buon avvento a tutti!

 

                                                       


                                                                                  ☩ Giovanni D’Ercole