L’appuntamento del 4 marzo costituisce una tappa importante per tutti noi italiani: dobbiamo scegliere i deputati e senatori che decideranno il futuro governo del nostro Paese. Votare non è un privilegio; è piuttosto uno dei diritti- doveri di ogni cittadino, indicato nella Carta Costituzionale come fondamentale, per cui non va preso con leggerezza. La Chiesa non è un partito e non stringe accordi con nessun soggetto politico. Non tocca quindi a noi vescovi e preti entrare in valutazioni politiche partitiche, tanto meno fornire indicazioni di voto. Come pastore di questa Diocesi sento però la sollecitudine a richiamare alcuni elementi della nostra responsabilità di cittadini e, rivolgendomi in particolare ai credenti, ricordare taluni insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa.

  1. In primo luogo, va superata la tentazione dell’astensionismo motivata dalla diffusa sfiducia e disaffezione per la politica, che certamente oggi è in crisi come lo sono ampi settori della società. Non votare però non risolve il problema. Quindi, mi unisco a quanti invitano ad andare a  votare, sapendo che quest’atto civile e democratico assume un alto valore morale e politico per il destino del Paese. Penso in particolare alle ragazze e ai ragazzi diciottenni che esercitano questo diritto-dovere per la prima volta, e mi auguro che possano incontrare persone sagge e responsabili che li sappiano opportunamente consigliare e aiutare
  2. In secondo luogo, credo dovere di tutti compiere l’esercizio di voto in modo cosciente e motivato scegliendo candidati che, per quanto c’è dato conoscere, siano disposti a lavorare insieme per il bene dell’intera collettività nazionale. Mi rendo conto che questo non è facile perché non conosciamo spesso i candidati; abbiamo tuttavia l’opportunità d’informarci per agire con responsabile consapevolezza. Non avremo diritto di lamentarci qualora chi viene eletto ci deluderà, se oggi non faremo attenzione a sceglierlo!
  3. Ricordo poi che votare costituisce solo un momento del nostro impegno politico. Il processo democratico fa sì che i candidati eletti saranno nostri rappresentanti in Parlamento e abbiamo perciò il diritto dovere di monitorare quel che faranno. Ecco perché è necessario accertarci chi sono, qual è il loro programma e, a qualsiasi partito appartengono, continuare a verificare, dopo il voto, se le loro promesse della fase preelettorale, verranno mantenute. E’ fin troppo facile il qualunquismo di chi critica la politica, e non fa nulla per cambiarla. La democrazia esige partecipazione attiva che, ripeto, non si riduce alle periodiche scadenze elettorali. L’impegno che sento incombente è pertanto educarci alla politica che, nell’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, è lavorare concordi per lo sviluppo integrale dell’uomo e per il bene comune. E’ veramente urgente uno sforzo comune per far crescere a ogni livello il senso civico di comune corresponsabilità, sforzandoci di recuperare la cultura del dialogo e non dello scontro che oggi sembra trionfare. Dialogare non è negoziare perché negoziare, come ricorda papa Francesco, consiste soltanto “nel cercare di ricavare la propria fetta della torta comune”, mentre dialogare impegna a “cercare il bene comune di tutti”, ed, in questa luce, chi s’impegna in politica non consideri questo un trampolino di lancio verso il potere. Andiamo quindi a votare, votiamo con scienza e coscienza, votiamo con senso di responsabilità
  4. Facendo eco a papa Francesco, che ha scritto che “la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune” (Evangelii gaudium, 205), nella prolusione al recente incontro del Consiglio Permanente della CEI, il cardinale Bassetti, Presidente della Conferenza dei vescovi italiani, ha ricordato ai candidati della prossima tornata elettorale di essere sobri nelle parole e nei comportamenti, non facendo promesse che poi si sa già che non saranno mantenute, come pure li ha invitati a non speculare sulla paura della gente, ma piuttosto a tener in conto i veri bisogni di tutti soprattutto della povera gente e in modo speciale delle nuove generazioni.
  5. A chi poi si dichiara cattolico in politica, il cardinale Bassetti, a nome di noi vescovi, ha rivolto tre indicazioni. “La prima: vivete la politica con gratuità e spirito di servizio. Testimoniate questa gratuità con gesti concreti e con una vita politica degna della vostra missione, ricordando che i cristiani di ogni tempo “vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo”(cfr. Epistola a Diogneto,5,9)
    La seconda: guardate al passato per costruire il futuro. Guardate a una stagione alta e nobile del cattolicesimo politico italiano. Prendete come esempi uomini e donne di diverso schieramento politico che nella storia della Repubblica, hanno saputo indicare percorsi concreti e interventi mirati per affrontare le questioni e i problemi della gente.
    La terza: abbiate cura, senza intermittenza, dei poveri e della difesa della vita. Sono due temi speculari, due facce della stessa medaglia, due campi complementari e non scindibili. Non è in alcun modo giustificabile chiudere gli occhi su un aspetto e considerare una parte come il tutto. Un bambino nel grembo materno e un clochard, un migrante e una schiava della prostituzione hanno la stessa necessità di esser difesi nella loro non calpestabile dignità personale. La vita insomma non si uccide, non si compra, non si sfrutta e non si odia”.
  6. Non dimentico infine l’importanza e l’urgenza della preghiera. Invito pertanto le comunità cristiane a pregare perché lo Spirito Santo illumini le coscienze di noi elettori nel votare con senso di consapevole responsabilità, vincendo, come ha ricordato papa Francesco, la tentazione di restare a “criticare dal balcone l’operato degli altri”. Preghiamo perché il Signore susciti per il bene dell’Italia buoni politici che finiscono sempre per essere “martiri del servizio”. Affidiamo queste nostre richieste alla Madonna, “Castellana d’Italia”, perché protegga il nostro bel Paese e aiuti tutti a lavorare per il bene di tutti respingendo ogni forma di egoismo e di corruzione che è “il tarlo della politica”. Occorre oggi che i laici si facciano apostoli in ogni ambito della società. Giorgio La Pira, che ha fatto della politica il suo difficile, sofferto e coraggioso “trampolino” per il cielo, scriveva che “l’apostolo laico ha il suo posto nel mondo: è operaio, impiegato, professionista, insegnante, giornalista, deputato, ministro e via dicendo: è esternamente, in tutto identico a un altro uomo della sua condizione: la differenziazione è tutta interiore, perché quest'uomo che è esternamente come gli altri porta di dentro, nell'intimità del suo animo, la lampada dell'amore divino. Il fine di questa vocazione è chiaro: essere, nel contesto sociale che Dio assegna, lievito cristiano per le anime; ed esservi per questo solo fine ed in quanto si attui questo fine”. E scrive ancora: Tutta la vera politica sta qui: difendere il pane e la casa della più gran parte del popolo italiano... Il pane (e quindi il lavoro) è sacro; la casa è sacra; non si tocca impunemente né l'uno né l'altra! Questo non è marxismo: è Vangelo”.

☩ Giovanni D’Ercole