Eccellenza Mons. Giovanni D’Ercole, chi scrive è un figlio di questa Chiesa, molto preoccupato per l’avanzare di leggi assurde e distruttive che potrebbero precludere, in un futuro molto prossimo, qualsiasi testimonianza di fede e di rimando al Catechismo della Chiesa Cattolica, dove per Cattolica intendo veramente universale. Penso che lei abbia già capito a quale legge mi riferisco: il fatidico Decreto Zan/Scalfarotto, che se passasse così come è stato presentato, non solo ci impedirebbe di essere genitori “naturali” ma ci impedirà di essere Cristiani Cattolici, in quanto tutta la Sacra Parola potrebbe essere considerata “omofoba” e allora…
La prego, quale uomo illuminato dalla Grazie, di richiamare tutti i suoi confratelli Vescovi a prendere una posizione di difesa della cattolicità della nostra fede e del contenuto delle Sacre Scritture e del Depositum Fidei di cui il CCC è la sintesi e la massima espressione del Magistero del Corpo Mistico.
La prego e la scongiuro: scenda in campo in difesa della Verità; inviti con forza e fede i suoi fratelli nell’Episcopato a non piegare la testa e la dignità difronte all’arroganza della menzogna, sapendo che solo uno è omicida e menzognero. Supplichi i “suoi fratelli” a non assumere un atteggiamento neutro che non serve a niente ed in questo momento è solo ulteriore fonte di confusione e tenebra. Chi non è con me è contro di me (Matteo 12,30b); l’essere neutrali è sempre una posizione che ci porta lontano dal Maestro.
Siate leoni coraggiosi che richiamano, con forza il popolo che Dio vi ha affidato attraverso la Chiesa del Suo Figlio, alla responsabilità di questo momento cruciale. Richiamate i governanti, non preoccupatevi dell’otto per mille, Dio provvederà alla Sua Chiesa se essa le sarà fedele.
Prendete una posizione di Verità, di Fede e di Amore per la Dottrina Morale della nostra Chiesa. Combattete ed inviate il popolo Cristiano italiano a combattere per a fede e per la democrazia di questo paese; ultimo o quasi di quel baluardo cattolico che era l’Europa nei confronti del mondo intero. La vostra responsabilità è grande e se necessario dovete prepararvi anche al martirio; d'altronde non indossate una papalina rosso sangue in testa?
Non arrendetevi e non indietreggiate; il nemico ha paura della vostra fede appena la esercitate nel Nome di Colui che tutto può perché è l’Alfa e l’Omega di tutta la storia.
La prego e la scongiuro nel nome di Cristo, dei Santi e della Vergine Immacolata, alzi e faccia alzare la voce ai suoi confratelli contro questa legge assurda e distruttiva della nostra fede. Lei è la nostra speranza. Non abbia paura, Dio le sarà vicino.
Invitate il popolo Cristiano alla preghiera, al digiuno ed a scendere in piazza, se necessario; qui è in gioco, se non lo abbiamo capito, l’esistenza della nostra fede! Davanti al trono dell’Altissimo avete la responsabilità di tante anime che potrebbero perdersi o allontanarsi per sempre; questa è la vostra, sua e dei Vescovi, responsabilità davanti a Dio.
Sono sicuro che non lascerà cadere i tanti appelli ad essere “Buon Pastore” che riceve ogni giorno. Combatta e non abbia paura di nulla… riceverà la Vita Eterna promessa dal Figlio dell’Uomo.
RISPOSTA DEL NOSTRO VESCOVO
Caro sig. Antonio, il tema è delicato e merita attenzione. La Presidenza della CEI, a nome dei vescovi italiani, ha già esposto i rischi contenuti nel disegno di legge Zan/Scalfarotto, con una presa di posizione che ha suscitato dure reazioni come avviene ogni volta che si cerca di esprimere un’opinione diversa da quella della cultura LGBT. Ma questo non deve impedirci di professare le nostre convinzioni con tutte le conseguenze che ne derivano. Pertanto anch’io mi associo al Presidente della CEI, sapendo bene che in democrazia sono le maggioranze a guidare le sorti di una nazione. È in Parlamento che si svolgerà il confronto auspicando un sereno e costruttivo dialogo e vedremo come si concluderà. Sono certo che chi crede nei valori della famiglia e del matrimonio portati avanti dalla Chiesa si farà sentire: è un dovere di coscienza e un servizio al bene della società.
Per tale motivo anche io do il mio sostegno, ma lo faccio in primo luogo come cittadino a partire da considerazioni di carattere “umano” che ci uniscono, indipendentemente dalle personali opinioni politiche e religiose che possono dividerci. Non vorrei cioè che si tramutasse in battaglia religiosa, quella che in primo luogo è una riflessione in difesa di diritti inalienabili di ogni persona.
Occorre dare risposte chiare a domande come queste: potremo continuare ad avere il diritto di proclamare pubblicamente la nostra convinzione circa la famiglia fondata sul matrimonio uomo-donna, cellula primordiale della società? Potremo proseguire a proclamare la Parola di Dio liberamente anche quando, come nella Lettera di san Paolo ai Romani e in altri passaggi biblici, ci sono parole esplicite nei confronti dell’omosessualità? Potremo responsabilmente insegnare la dottrina sociale della Chiesa sulla vita, sulla morale sessuale, ecc.? Potremo restare liberi di esprimere le nostre convinzioni filosofiche, religiose e morali circa scelte e condotte che non condividiamo senza essere sottoposti a pene e restrizioni come sta avvenendo purtroppo in alcune nazioni del mondo? Nella sua lettera, lei vorrebbe che fossero i vescovi a guidare lo “scontro”.
Da ormai diversi anni sappiamo che è vostro, laici cristiani, il compito di testimoniare la fede nella vita quotidiana traducendola in scelte e comportamenti ispirati al Vangelo a ogni livello. Testimonianza dunque, non scontro.
Aver vissuto da giovane le battaglie del secolo scorso sul divorzio e sull’aborto, mi ha fatto capire che è indispensabile far maturare nelle comunità dei credenti la consapevolezza di essere ciascun battezzato protagonista nell’impegno a diffondere e difendere i diritti umani e quindi già di per sé cristiani. Insomma, compito di noi pastori è sicuramente quello di guidare il popolo affidatoci sulla via del Vangelo, e poi condividere e sostenere l’impegno dei fedeli laici chiamati, per specifica vocazione, a operare in prima linea e nelle frontiere della società. Va pure tenuto presente che noi cristiani siamo ormai anche in Italia minoranza rispetto a una massa sociale sempre più indifferente, e questo rende ancor più coraggioso e urgente il nostro impegno non di belligeranza ma di evangelizzazione. Siedono in parlamento e lavorano nei vari ingranaggi della società molti cristiani. Non si può essere cristiani solo in chiesa o in certe circostanze! La fede in Gesù Cristo chiede di non aver paura, quando necessario, di camminare controcorrente rispetto alle culture dominanti che cozzano con le nostre convinzioni di coscienza.
Caro sig. Antonio, il vero problema non è non chiedere a noi vescovi di parlare contro il disegno di legge Zan/ Scalfarotto (anche se molti di noi lo hanno già fatto e continuano a farlo), quanto piuttosto bisogna che emerga il coraggio delle persone che credono nella famiglia e in particolare dei cristiani, i quali da cittadini credenti, possono, nelle sedi deputate, essere portatori dei valori del cristianesimo, non adoperandosi contro gli uni o contro gli altri ma, anzi, agendo per il bene degli uni e degli altri. Non cercando di creare uno strappo nel tessuto sociale, ma ricucendolo. Ci danno l’esempio milioni di nostri fratelli e sorelle che accettano di essere perseguitati per restare fedeli fino alla morte alla nostra comune fede.