Celebrazione eucaristica

in occasione della Solennità di Sant’Emidio vescovo e martire –

Cattedrale di Ascoli Piceno, 5 agosto 2018

 

Testi biblici: Ap11,13-17 | Rm5,1-5 | Lc 21,9-19

 

 

Caro Mons. Giovanni,

cari fratelli nel sacerdozio e nel diaconato,

cari fratelli e sorelle in questa assemblea festiva!

 

"È veramente cosa buona e giusta" celebrare con la solennità di Sant'Emidio anche il nostro gemellaggio. Senza Sant’Emidio, testimone e martire della fede, non avremmo avuto la gioia di festeggiare questo gemellaggio tra le nostre città! Che bello che 60 anni fa ricordandosi a Sant’Emidio è nata l’amicizia tra le nostre due città! 60 anni di gemellaggio significano 60 anni di coraggio, di nuove conoscenze, di impegni e di reciproca fedeltà. Ringrazio tutti coloro che si impegnano da anni o già da decenni a favore del nostro gemellaggio! Il gemellaggio così come le comunità non vanno avanti se non sono sostenuti e curati dalle persone che ci credono e si impegnano per mantenerli vivi e vitali. Non vanno avanti per inerzia!

 

Attualmente questo lo notiamo nella Comunità Europea, che non è altro che un quadro più ampio del nostro gemellaggio. La Comunità Europea che, come vediamo, sta attualmente affrontando un banco di prova da circa 10 anni, a partire dalla crisi economica, passando per il referendum sull Brexit fino ad arrivare al grande tema dei rifugiati. Ancor di più che con la crisi finanziaria lo notiamo con le persone che da noi cercano protezione e accoglienza: non abbiamo a che fare con dei numeri, con una massa anonima ma con esseri umani, con persone concrete con le loro paure, le loro speranze e sentimenti, e le loro storie personali … Il tema dei rifugiati predomina i notiziari sia in Italia come anche in Germania.

 

Questo mette alla prova il nucleo più intimo: l'anima dell'Europa. Vale ancora ciò che ha spinto i Padri Fondatori della Comunità Europea: Alcide de Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer? Essi si sentivano interpellati alla responsabilità come cristiani. E oggi noi Europei ci sentiamo davvero una Comunità che condivide gli stessi valori e vive la solidarietà con gli altri e tra di loro?

Ma è chiaro che anche le responsabilità devono essere divise in modo solidale. Non è giusto che i Paesi che hanno l’incombenza delle frontiere esterne vengano lasciati da soli con questo peso. Così come è disumano che persone che cercano un futuro migliore per le loro famiglie siano ostaggio della politica nazionale o internazionale, del traffico criminale e del nostro benessere …

 

Le letture bibliche di questa solennità sono abbastanza pesanti. Non sono una canzone leggera, al contrario: Parlano di catastrofi e orrori che toccano le persone, anche i credenti. La Bibbia vuole spaventarci? Vuole minacciarci per insegnarci il timore di Dio? No. In realtà, la Bibbia parla solo di ciò che ascoltiamo ogni giorno dalle notizie: sentiamo parlare di guerre, insurrezioni e rivolte, di epidemie e carestie e terremoti ...

Pertanto, per me, il primo messaggio del brano evangelico di oggi è: La Fede - e quindi Gesù stesso - guarda la realtà negli occhi. Il vangelo non è un racconto solo per belle giornate con cieli azzurri, non è un messaggio solo per ore liete. Il vangelo è Parola per tutte le situazioni della vita. Non nasconde i lati oscuri, né il dolore né il dubbio.

 

Per molte persone della vostra regione, quello di cui parla la Bibbia non è stato solo un racconto, è stata una terribile realtà … Il terremoto ha devastato la vostra Terra. Non solo tante persone hanno perso le loro case e i loro mezzi di sostentamento ma tante altre hanno perso anche la loro stessa vita. Molte famiglie colpite dal terremoto sono ancora alle prese con le sue conseguenze e vedono un futuro incerto.

Cari fratelli e sorelle, le letture bibliche della festa di S. Emidio sono realistiche. Per me, questo non è un brutto ma un buon segno. Mostra che le Scritture conoscono gli orrori e i pericoli a cui sono esposte le nostre vite. La Scrittura non tace, ma chiama per nome la realtà. Il Vangelo conosce molto bene con che cosa noi dobbiamo lottare. Ha ragione quando l'evangelista Giovanni una volta disse di Gesù che "sapeva cosa c'è nell'uomo" (Gv 2,25).

 

Ma altrettanto importante è che il Vangelo non solo ci apre gli occhi alle realtà della vita, ma che ci indica il grande orizzonte di Dio. La buona notizia del Vangelo ci dice: qualunque cosa accada - che sia bella o terribile, facile o difficile – tutto sommato andiamo verso Dio. Lui ci viene incontro in tutte le circostanze della vita. Lui è il principio e la fine della nostra vita, inizio e meta. Per questo il Vangelo vuole aprire i nostri occhi. Ci invita a credere.

L'apostolo Paolo l'ha fatto. Perciò nella sua lettera ai Romani egli poteva scrivere frasi straordinarie: “Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.” (Rm 5,3f)

 

Non possiamo farcela da soli. Da soli non ne abbiamo la forza. Sulla strada della nostra vita abbiamo bisogno di amici e compagni. Abbiamo bisogno della comunità ecclesiale, della chiesa locale e di quella universale, che ci unisce oltre le frontiere, nazioni, lingue e culture. Da soli non possiamo credere. Abbiamo bisogno della ricchezza dei nostri fratelli e sorelle: delle loro esperienze, le loro domande, il loro coraggio e la loro testimonianza di fede...

Ringraziamo per la testimonianza di fede ed il coraggio di coloro che ci hanno preceduti nella fede. Tra loro c’è anche Sant' Emidio. Hanno mostrato perseveranza e hanno salvato la vita.

 

Per questo possiamo cantare a nome di tutta la Chiesa ciò che si canta nell’inno festivo della città di Ascoli:

 

O Emidio proteggi la tua Chiesa

che ognor confida in Te,

le sia dal cielo propizio

dei cieli il sommo Re.