7. Camminando insieme
Frei Betto teologo, scrittore e politico brasiliano, scrive nel suo “Credo in Dio”: «Dio non è l’acqua che è cercata da chi ha sete, ma l’acqua che va in cerca di colui che è assetato». Allora la risposta si fa chiara. Noi possiamo trovare Dio perché siamo cercati da Lui che ci rende inquieti e ci mette fuori dalle nostre sicurezze perché ci ama e “sa” ciò che giova a noi. Ci sono giorni in cui si va di grazia in grazia, e giorni in cui una grande disperazione si può rivelare via per una nuova consapevolezza. Nel cammino c’è la notte e il giorno, la consolazione e la desolazione, la tentazione e la visione del Cristo trasfigurato. Dio sa che siamo inquieti, viandanti per natura, nomadi perché radicalmente assetati di giustizia, affamati di bellezza e di unità, bisognosi di essere sempre rigenerati. Se il camminare insieme è faticoso perché comporta preghiera, ricerca, tempo, messa in discussione della propria storia, è anche vero che nessuno di noi va verso il “suo” Dio perché uno e comune è il Padre, e si chiama “Padre-nostro e Dio-nostro”, a cui ogni giorno chiediamo “il nostro-pane-quotidiano”. Dobbiamo imparare ad amare la fragilità di un cammino fatto insieme, incerto e faticoso, illuminato dalla speranza dell’attesa di tempi migliori.
 
8. Riportare speranza nel mondo
La speranza si moltiplica se “due o più” sono riuniti nel suo nome, se cioè con il suo aiuto riusciamo a rompere il muro di diffidenza che si è fatto ormai mentalità comune e stile di vita, e che invece non appartiene alla nostra tradizione e al nostro DNA. Se l’uomo e la donna sono uniti in una famiglia sotto il segno di Gesù Cristo, diviene possibile costruire insieme, educare i figli, crescerli felici, perché Pèguy ci ricorda che questa è la più grande meraviglia della grazia di Dio, rendere possibile ciò che umanamente sembrerebbe impossibile. Se la famiglia è unita intorno a Cristo, può fare miracoli. Se le famiglie si uniscono tra loro sono un punto fermo tra le onde delle mode sempre mutevoli e sempre più pazze. Se le famiglie vivono in Cristo, la bellezza promessaci e mostrataci in concreto negli Atti degli Apostoli (è Parola di Dio, è vera, è storia, e non un racconto edificante) si riverbererà ovunque, e ovunque se ne sentirà l’effetto, così come accadde, in modi diversi ma non meno efficaci, a San Benedetto da Norcia. Benedetto decise di abbandonare una vita anche “onesta” ma secondo il mondo non per isolarsi, ma per far sì che nulla fosse anteposto all’amore di Cristo. La sua speranza e il suo amore furono così forti che dopo un po’ la fama della sua vicinanza a Dio si sparse nei luoghi circostanti, e molti gli chiesero di essere aiutati a vivere senza paura, a educare i loro figli, a costruire strade di bene. Oggi qualcuno parla giustamente di “opzione Benedetto” per riportare speranza nel mondo. Benedetto si ritirò per fortificarsi, poi tornò nel mondo, sostenuto e vivificato da Cristo, e continuando a vivere in Cristo senza nulla anteporgli (Regola di San Benedetto, Capitolo IV, Gli strumenti delle buone opere). Ciò che era disperazione e decadenza fu cambiato in speranza e ricostruzione, in vita realmente umana perché cristiana. Quando sentiamo la fatica di una fede autentica, dobbiamo reagire alla tentazione di una vita cristiana scialba.
 
9. La nostra felicità
L’allora teologo J. Ratzinger (Benedetto XVI) scriveva nel 1967: «Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza. Sarà una Chiesa più spirituale, povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto». Vivere Cristo! Da qui, e solo da qui, dobbiamo ripartire ogni giorno per sognare e costruire insieme la Chiesa povera ma senza paure che libera la Parola, come c’invita a fare papa Francesco. Sogniamo insieme la nostra comunità cristiana, che davanti alle sfide del momento non si scoraggia ma, poggiando sulla salda speranza che è Gesù, impara l’arte della prossimità in un’epoca ferita dalla diffidenza e si sforza di far sentire che il vangelo è profezia di vera felicità per l’uomo e per tutti gli uomini. Tutto ciò è possibile, anzi necessario, e questa sarà la nostra felicità.
 


 


                                                                                           ☩ Giovanni D’Ercole