1.“Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna”. Nella solennità dell’Immacolata Concezione la liturgia offre alla nostra meditazione alcuni versetti del terzo capitolo del libro della Genesi. Qui si narra come l'umanità sia costantemente tentata da una piena autonomia morale: l’uomo vuole “diventare come Dio" e decidere da solo ciò che è bene e ciò che è male. Una volta però compiuta la scelta di totale autonomia da Dio (è questo il peccato originale), Adamo ed Eva sperimentano l’amara sorpresa di scoprire la paura, la vergogna, il desiderio ossessivo di nascondersi perché si rendono conto di essere diventati poveri di tutto. Credevano, anzi s’illudevano di diventare grandi e potenti disobbedendo al volere di Dio. Infatti, a fronte di Dio che chiedeva loro di fidarsi di lui non mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, il serpente, che per gli ebrei era il Dio- delle religioni dei popoli che circondavano il territorio di Gerusalemme, simbolo di un Dio potente, il Dio della fecondità e quindi della ricchezza, con fare seducente, li ha convinti del contrario. Ha fatto loro credere che non era vero quanto Dio chiedeva, ma, mangiando di questo frutto, si sarebbero aperti i loro occhi e avrebbero conquistato il segreto della vita: sarebbero diventati come Dio e non avrebbero più avuto bisogno di lui.  In definitiva, attratti da quest’insidiosa e fallace illusione, hanno scelto di non fidarsi di Dio e il risultato è sotto gli occhi della storia dell’umanità. Con il peccato, sono entrati nel mondo la malattia, il dolore, la fatica della vita, l’infelicità, la malvagità, l’odio, la violenza, la menzogna, l’ingiustizia, le guerre, ogni sorta di male e persino la morte che tutti ci contagia. Il risultato è drammatico! Basta dare uno sguardo agli eventi della storia e alle cronache di ogni giorno per toccare con mano che senza Dio l’uomo non sa più dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia. Diceva Karl Barth che “quando il cielo si svuota di Dio, si riempie di idoli” e gli idoli deludono sempre perché sono fantasia e non realtà. Che fare? Come uscire da quest’angoscia mortale? La parola di Dio ci indica la via: Dobbiamo tornare a Dio, Padre misericordioso, che con immenso amore non ha esitato a sacrificare il suo Figlio Gesù per la remissione dei nostri peccati. Il dramma oggi è che non si percepisce la gravità della situazione: si vive bene senza Dio. Sta qui la sfida per noi cristiani: in una società liquida e rarefatta come la nostra, dove il bene e il male si confondono, dove tutto è omologato e non ci sono punti di riferimento stabili come ridestare il desiderio d’infinito, la sete di Dio?

 

2. Ci troviamo inseriti in uno scontro che  prosegue, come disse Dio al serpente: “Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna”. Poiché satana nulla può contro Dio, si accanisce contro di noi, esseri umani. Di questa lotta tra il bene  e il male parla anche la Madonna nelle apparizione a Fatima, che abbiamo avuto di rivisitare durante quest’anno centenario. Questa sera noi chiudiamo queste celebrazioni anniversarie delle apparizioni che nella nostra diocesi hanno avuto tre tappe coinvolgenti l’intera nostra comunità ecclesiale e civile: la visita in luglio della venerata immagine della Vergine venuta da Fatima; il pellegrinaggio diocesano a Fatima a settembre, e quest’oggi l’omaggio floreale con  il rinnovo tra poco dell’affidamento della Diocesi alla Madonna. In quest’occasione così importante per ciascuno di noi e per l’intera Diocesi lasciamoci illuminare dalla parola di Dio: torniamo al libro della Genesi, che non parla solo di un evento avvenuto nel passato, ma c’interpella oggi, illumina la storia di ciascuno e dell’intera umanità. Agli uomini il Signore ha offerto tutto, ma ha rivelato che l’unica condizione possibile per distinguere il bene e il male è restare in comunione con lui. L'umanità, invece, non vuole sopra di sé un limite, non accetta di ricevere da Dio il senso delle sue scelte e delle sue decisioni. Molto spesso noi crediamo di poter fare tutto ciò che vogliamo, senza dover dar conto a nessuno. E si diventa schiavi della fame di denaro, del fascino della seduzione, e dell’avidità del potere. Il risultato però è che il cammino dell’uomo si svolge ormai nella fatica del nascere, nelle lacerazioni delle relazioni nella famiglia e nella società, nella paura della morte.

 

3. A Fatima La Vergine, apparendo ai tre pastorelli, ci ha indicato la via da percorrere per trovare la strada del ritorno. «Dove sei?» domanda Dio all'uomo peccatore che si scopre nudo e si nasconde. Adamo non sa rispondere perché senza Dio l’uomo effettivamente, come ricordavo prima,  non sa chi è e neppure dove si trova e dove va: si sente spaesato, facile preda di ogni esaltazione egoistica e di ogni depressione esistenziale. Ma la risposta, che Adamo non sapeva e non poteva dare, ce la dona Dio stesso nell'incarnazione del Figlio: noi siamo in lui, in Cristo. Essere in Cristo è uno dei temi più cari e ricorrenti in Paolo ed emerge anche, oltre che nel brano della lettera ai Romani, nel brano della lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato poc’anzi: "In Cristo ci ha scelti per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità…predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà.". Tutto questo rifulge in Maria.  La nostra speranza riparte allora proprio da qui, contemplando L’Immacolata. Qui prende senso la nostra devozione mariana che è costante invito alla fiducia e alla conversione, perché Maria è il dono materno di Cristo per tutti e ogni cristiano può aprirle il cuore, considerarla vera madre nell’ordine della grazia e con lei intessere un dialogo esistenziale ininterrotto. L’affidamento che tra poco rinnoveremo non è semplice atto di devozione o una forma di vago sentimentalismo spirituale. E’ piuttosto l’avvertire consapevole che tutto lo spazio della nostra esistenza è posto sotto la sua protezione. Giovanni Paolo II, il papa alla cui scuola sono stato per oltre venti anni, descriveva il suo personale affidamento alla Madonna come una reciproca abitazione e un’ospitalità interpersonale e lo sintetizzava nella nota formula: “Totus tuus”. Consacrarsi a Maria impegna a introdurla in tutti gli spazi della nostra esistenza, entrando così nel raggio d’azione di quella “materna carità” con la quale la madre del Redentore “si prende cura del Figlio suo,“alla cui rigenerazione e formazione coopera( Redemptoris Mater, 45).

Sia così per ciascuno di noi, fratelli e sorelle! Ci rivolgiamo a te, Vergine Immacolata, perché sei per noi segno di speranza. Ogni giorno sperimentiamo la durezza del male che ferisce e lacera; ogni giorno vediamo prosperare intrighi, corruzione e individualismi che mettono a dura prova la speranza; ogni giorno sperimentiamo debolezze e infedeltà che ci fanno ritenere invalicabile il muro del male. Ma tu, donna di fede e di speranza, ci dici che si può fare esperienza gioiosa di Dio, che si può uscire dalla morsa del male. E per riuscirvi, ci indichi la via della fedeltà a Dio, la via dell’adesione trasparente e generosa a Lui. Vergine Immacolata, Madre di Gesù e Madre nostra, noi ci rivolgiamo a te: tu che hai respirato la tenerezza dell’amore smisurato di Dio, guidaci a fare l’esperienza gioiosa dell’incontro con Gesù, tuo Figlio e nostro Signore. Amen!