Carissimi sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi, 
carissimi fratelli e sorelle,
ancora una volta, nel calendario della nostra vita, accade il tempo propizio della quaresima per un rinnovamento e per una conversione. Anche quest’anno, ci verranno offerti “quaranta giorni” per preparare il cuore a vivere la Pasqua. Con la quaresima  Dio ci propone “a prezzo stracciato” l’occasione per stravolgere la nostra storia, per ricalibrare le nostre attese senza nessuna condizione. Per noi questo può destare stupore o addirittura incredulità, ma alla fine è così perché Dio ragiona in un modo del tutto diverso dal nostro. E vuole essere per noi e al nostro fianco, più di quanto noi gli chiediamo o desideriamo. 
Un tempo di penitenza, un tempo favorevole che invita a ritornare al Signore con tutto il cuore e la Parola di Dio è un invito all’intimità. 
L’evangelista Matteo ci presenta tre esempi, tre aspetti in cui la tentazione e il desiderio di essere stimati e ammirati è, spesso, molto forte. Al tempo di Gesù la relazione della persona con Dio, la fede, era vissuta da molti in modo inautentico, cercando di compiere le opere buone, l’elemosina, la preghiera e il digiuno, al fine di ottenere “consensi” dagli uomini. Così correvano il rischio di non lodare Dio, ma se stessi. L’elemosina autentica è quella che nasce dal cuore di una persona, è la capacità di condividere con l’altro senza altri motivi. Un discorso più difficile riguarda il digiuno e la preghiera. Mentre prima ci si sfigurava il volto per far notare agli altri che si digiunava, oggi chi digiuna e chi prega è meglio che non lo faccia sapere agli altri, anche ai propri amici, altrimenti rischia non il loro elogio ma la loro derisione. 
Non possiamo continuare a vivere come se tutto questo non ci riguardi. Dentro il tempo che passa, dobbiamo, con un movimento contrario, far crescere la nostra coscienza, la nostra consapevolezza di ciò che siamo. Perché, in mancanza di risposte chiare, possiamo almeno coltivare domande precise e sensate. Possiamo cercare punti di riferimento saldi, parole di verità, orientamenti sicuri, e soprattutto possiamo dare ascolto a quanto di più profondo ci parla dentro. A Colui che parla alla nostra intelligenza e ancor prima al nostro cuore. Prenderne atto, sarebbe già un grande guadagno e un buon punto di partenza; sarebbe la premessa giusta per accettare il dono che ce lo cambia, che ce lo restituisce trasfigurato.
Oggi ci sono persone che vorrebbero pregare, ma sono deboli. Ma ci sono però tanti giovani forti perché autentici, convinti della loro fede, testimoni di scelte autentiche. La preghiera è certamente la linfa della vita del cristiano, colui che prega cresce. La preghiera è fatta nel segreto della propria stanza, ma anche nella gioia condivisa dello stare insieme. Il digiuno è l’amico silenzioso di ogni uomo, non è sterile privazione di qualcosa, ma è occasione per un arricchimento dell’amore di Dio. All’inizio della Quaresima, rivivremo il gesto dell’imposizione delle ceneri. La Chiesa attraverso questo gesto vuole ricordare all’uomo che, se vuole vedere Dio, è necessario non ricercare se stessi, ma vivere in comunione.
Carissimi, viviamo, dunque, la quaresima come una questione di cuore. Chiusa la “porta della stanza”, senza farci distrarre dal frastuono del mondo, riusciremo ad ascoltare il Signore e a viverne la presenza nella nostra vita.

 


Giovanni D’Ercole
    Vescovo di Ascoli Piceno