1. Fratelli e sorelle, in questi giorni un nuovo scandalo ha cercato di turbare la serenità della vita di noi cristiani. E’ noto quel che è avvenuto perché tutti i media ne hanno parlato: è il cosiddetto “dossier mons. Viganò” che, parlando degli abusi nel clero americano e di altre pecche presenti in Vaticano, giunge a chiedere le dimissioni di papa Francesco perché, a suo avviso, non sarebbe intervenuto prontamente. Le cose, a leggere bene i fatti, non stanno proprio così e la bomba tende a smontarsi non essendo stata raccolta da molti media pur continuando a restare ben in evidenza nei siti e nei media tradizionalisti, chiaramente schierati contro questo pontefice al quale ho voluto manifestare piena solidarietà, chiedendo a tutta la Diocesi di unirsi a me nella preghiera.

 

2. Pregare è ciò che il Papa ha chiesto soprattutto per riparare e porre in luce il grande male compiuto da chi sacerdote o religioso e religiosa abusa di minori, uno dei crimini più efferati che spero sia da tutti stigmatizzato. Lo ha detto con forza a Dublino e, come papa Benedetto, lo ribadisce da mesi e da anni auspicando che questa “sporcizia” scompaia del tutto dalla Chiesa di Cristo. Mentre si condanna questa piaga con “vergogna e dolore”, non si deve però dimenticare il tanto bene compiuto dalla più gran parte dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose nelle parrocchie e nelle diverse istituzioni ecclesiali. E’ certamente cattiva volontà generalizzare al punto che ogni tanto si sente dire “voi preti siete tutti pedofili”. Va rigettata con forza quest’accusa, come al tempo stesso va riconosciuta con umiltà e verità nei casi conclamati e soprattutto dobbiamo tutti lavorare perché gli abusi scompaiano dappertutto, non dimenticando che le statistiche ci dicono che molti avvengono proprio all’interno delle famiglie, nidi che diventano grotte di squallore per orchi domestici, come del resto la cronaca racconta con tristezza non di rado.

 

3. Il Papa in merito agli abusi di ecclesiastici e religiosi ha scritto una Lettera al popolo di Dio e questa giornata di preghiera da me indetta, se vuole esprimere solidarietà a papa Francesco vuole soprattutto rispondere al suo invito a pregare perché tutto quel che sta avvenendo sia il passaggio dello Spirito che purifica con forza la Chiesa. Non dobbiamo aver paura della verità; se c’è del marcio non dobbiamo temere di riconoscerlo perché solo la verità ci rende liberi e ci da la forza di rinascere costantemente all’amore vero, in una Chiesa dove tutti siamo peccatori, ma nessuno vuole essere, come ama affermare papa Francesco, ipocrita corrotto e corruttore in ogni ambito dell’umano esistere. Sapere che nella Chiesa ci sono scandali può impressionarci e farci soffrire, ma, se fondiamo la nostra fede non sull’umano bensì su Gesù Cristo, il male si volge in bene e il fracasso dello scandalo non impedisce al bene di crescere silenzioso perché il bene non fa rumore e il rumore non fa bene.

 

4. Cari amici, permettete che ricordi a tutti noi cristiani che questa è la nostra comunità, fatta di persone fragili che vanno in chiesa non perché si sentono migliori degli altri, ma perché hanno bisogno ogni giorno per migliorare del perdono e dell’aiuto di Dio e del sostegno dei fratelli e sorelle nella fede. Siamo un popolo di peccatori che cammina insieme cercando di amarsi così come siamo. Se il camminare insieme è faticoso perché comporta pazienza, preghiera, ricerca, tempo, messa in discussione della propria storia, è anche vero che nessuno di noi va verso il “suo” Dio. Sappiamo che camminiamo insieme verso il comune e unico Padre, che si chiama “Padre-nostro e Dio-nostro”, a cui ogni giorno chiediamo “il nostro-pane-quotidiano” di coraggio e di forza per restare fedeli al suo amore.

 

5. Fratelli e sorelle, dobbiamo imparare ad amare la fragilità di un cammino fatto insieme, incerto e faticoso, illuminato dalla speranza dell’attesa di tempi migliori. Questo ci aiuta a evitare la dolorosa impressione di solitudine e di insuccesso che, come credenti, spesso abbiamo quando percepiamo le difficoltà che vive la Chiesa e la società, oggi travagliate da crisi, scandali e confusione. Quando ci spaventa la fatica di una fede autentica, dobbiamo reagire alla tentazione di una vita cristiana scialba. Il Signore ci chiede di continuare a fidarci di lui e di seguire fedelmente il Papa e i Vescovi a lui uniti. I tempi stanno cambiando e il futuro sembra prossimo a realizzare una profezia dell’allora teologo J. Ratzinger (Benedetto XVI) che scriveva nel 1967:
«Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza. Sarà una Chiesa più spirituale, povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto».

 

5. Non perdiamoci allora di animo! Sogniamo e costruiamo insieme la Chiesa povera ma senza paure, Chiesa che libera la Parola, come c’invita a fare papa Francesco. Sogniamo insieme la nostra comunità cristiana, questa nostra comunità ascolana diocesana e ogni comunità parrocchiale che davanti alle sfide del momento non si scoraggiano ma continuano a camminare anche quando avvertiamo la solitudine e la fatica della strada. Papa Francesco, al quale rinnoviamo in modo corale la nostra piena fedeltà, ci ripete di non cedere alla paura. E il modo concreto per vincere le nostre titubanze è di seguire l’esempio evangelico del buon samaritano, che mentre cammina si ferma a soccorrere chi ha bisogno senza troppi calcoli. Gli osservanti della legge tirano dritto, il samaritano no e soccorre l’ignoto straniero ferito e stramazzante di dolore per terra. Questa è l’icona che oggi vorrei fosse davanti a noi perché lo straniero, il povero, chiunque esso sia, non ci faccia paura, ma ci stimoli a fermarci e a soccorrerlo anche se chi guarda ci critica e non ci comprende. Soltanto imparando quella che mi piace chiamare l’arte della prossimità in questa nostra epoca ferita dalla diffidenza, possiamo essere felici e trasmettere agli altri la gioia del servizio ai fratelli, facendo sentire con i fatti che il vangelo è profezia di vera felicità per l’uomo e per tutti gli uomini.