La festa solenne del Corpus Domini, proprio per la sua origine, è centrata sulla presenza reale di Gesù nel sacramento dell’Eucaristia. Nasce dopo che si era verificato il miracolo eucaristico di Bolsena, nel Viterbese (11 agosto 1263). Qui un sacerdote boemo, in pellegrinaggio verso Roma, mentre celebrava Messa, allo spezzare l’Ostia consacrata, fu attraversato dal dubbio della presenza reale di Cristo. In risposta alle sue perplessità, dall’Ostia uscirono alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino (conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare ancora oggi custodite nella basilica di Santa Cristina. Questa festa è nata per consolidare la nostra fede nell’Eucaristia. Noi crediamo e professiamo con forza che anche nel più minuto frammento del pane e in tutte le gocce del vino consacrato è presente realmente Gesù Cristo in corpo sangue anima e divinità. Una presenza non simbolo, ma reale; non semplice  riproposizione simbolica ma vera presenza di Cristo.

Questa sera abbiamo recato in processione anche alcune ostie ritrovate dopo oltre un anno e mezzo dal sisma del 24 agosto 2016. Il tempo non le ha intaccate quasi a sottolineare, anche fisicamente, che Gesù è il Signore che vince la morte e non teme l’usura del tempo e le calamità d’ogni tipo. Questa presenza ci parla e noi vogliamo raccoglierne un triplice messaggio:

1. Queste ostie sono segno che Gesù condivide  la nostra esistenza nei momenti belli e nelle difficoltà. Sepolte dalle macerie queste ostie consacrate hanno visto case distrutte e persone ferite, amici schiacciati, morti a causa della improvvisa violenza del sisma. Queste ostie, testimoni d’un dramma che molti di noi porteranno per sempre nel loro animo, ci parlano della compagnia di Gesù. Il nostro non è un Dio estraneo alle vicende umane; è un Dio che soffre con noi e ci assicura che se anche non può toglierci le prove anche le più dolorose, ci è accanto e mai ci abbandona; anzi ci assicura che la vittoria è sua, sempre. Penso ai malati, a chi si sente perso davanti alle difficoltà, a chi in qualsiasi modo è tentato di credere che Dio si è dimenticato di lui. Queste ostie terremotate sono richiamo alla certezza che Gesù nell’Eucaristia silenziosamente ci assicura il suo amore fedele.

2. Sono segno di quell’unità che mantiene la comunione delle nostre comunità a fronte del rischio di ogni divisione. Queste ostie che hanno resistito alla violenza delle scosse del terremoto restando intatte e unite nella pisside senza disperdersi fra le macerie, ci parlano della potenza di Cristo capace di abbattere ogni nemico dell’unità e della fraternità nella Chiesa. Ci esortano ad affrontare insieme le sfide della vita ecclesiale mai rinunciando alla comunione e mai cedendo alle tentazioni dell’individualismo e dei particolarismi che distruggono e vanificano l’amore fraterno. Quanto è importante rinnovare questa fede che fonda la vita cristiana! l’Eucaristia è presenza divina che guarisce le malattie spirituali delle nostre comunità parrocchiali , che da senso e valore a tutto ciò che compiamo, che sana le nostre fragilità, che cementa la nostra unità e ci rende fratelli perché commensali all’unica mensa.

Quanto bisogno c’è oggi di unità e di fraternità: nelle famiglie cristiane, dove il diavolo della divisione impazza furioso, nelle parrocchie dove si fa fatica a sentirci tutti parte d’uno stesso edificio spirituale fatto di pietre vive cementate dal sangue di Cristo che scorre nelle vene di ogni battezzato. Sangue che si mescola a quello di chi compie eroicamente il bene irrobustendone la forza vitale; sangue che si mescola anche a quello di chi tradisce l’amore e impedisce che il male trionfi.

3. Queste ostie sono incoraggiamento a lavorare senza stancarsi per fare della società ad ogni livello  un’accogliente dimora per tutti. L’Eucaristia è cemento di fraterna solidarietà per superare le ingiustizie e le differenze sociali; è nutrimento divino che sfamandoci c’impedisce di essere felici da soli e ci sprona alla condivisione anche materiale come segno di fede vissuta. E’ dono gratuitamente offertoci perché apprendiamo la logica della gratuità per abbattere nelle nostre relazioni le pretese del proprio tornaconto.

Tutto questo ci porta ad amare l’Eucaristia, a celebrare con fede la Santa Messa specie quella domenicale, ad adorare la presenza reale di Cristo come prolungamento di Cristo nella nostra vita di ogni giorno.

 

 

Questa sera, percorrendo brevemente le vie della nostra città, è tutta la Diocesi che idealmente si raccoglie attorno a Te, Signore Gesù, per professare con fermezza dinanzi a tutti la nostra fede: Tu e solo Tu sei il centro, il cuore e la vita stessa dell’esistenza di ognuno di noi e di ogni nostra comunità. La Vergine Maria, primo tabernacolo vivente della storia, mentre si reca a far visita all’anziana parente Elisabetta, ci aiuti ad essere convinti assertori della verità dell’Eucaristia e trasparenti testimoni dell’amore che da Cristo Eucaristia s’irradia nella storia della nostra Chiesa e della nostra società. Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti a vivere per e dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione di ogni comunità cristiana. 

Amen.