In occasione della morte del piccolo Alfie Evans, sento il dovere di esprimere un sentimento che provo nel profondo del mio animo e che voglio condividere con voi. Ho pregato nei giorni scorsi perché prevalesse il senso umano della vita e purtroppo, ancora una volta, mi trovo a verificare una sconfitta della cultura della vita e una chiara vittoria della cultura della morte. 

Tra medici e giudici qualcuno gioirà ora e tra qualche tempo, quando la disumanizzazione della società sarà la norma, ne faranno addirittura un vanto. A noi non rimane che moltiplicare l'impegno perché il mondo torni a girare per il verso giusto.

Ora che il piccolo Alfie è morto è necessario che ciascuno di noi si interroghi: tutti dicono la loro per questioni banali, scandali, parole vuote,… ma di fronte a quei valori per cui è doveroso alzare il tono e far sentire la voce, troppi tacciono.

Ormai non ci scandalizziamo più di niente, o quasi. Non ci scandalizza assistere al dramma di due genitori impediti dalla giustizia a tenere in vita il proprio figlio. Non ci scandalizza sentir parlare di droga nelle canzoni e di udirvi anche ripetute bestemmie. Non ci scandalizza che gli studenti rispondano male, o picchino i professori e i genitori.

L’assurdo è ormai diventato normale e noi ci siamo tragicamente abituati a farcelo andare bene. Forse l’unica cosa che sia ancora in grado di scandalizzarci sul serio è il bene, ossia la vita così come dovrebbe essere. La cosa in assoluto più scandalosa, però, rimane sempre il Vangelo, ossia il punto di vista di Dio sulla vita.

È proprio la Sua Parola che scardina il falso equilibrio che ci siamo costruiti e ci espone al rischio della felicità. Quella vera, però, che è un po’scomoda, provata, magari malata, un po’come quella incarnata dal piccolo Alfie. In effetti è scandaloso riuscire a guardare la vita come la guarda Dio, e il mondo attorno a noi con la sua cultura di morte non ce lo lascerà fare tanto facilmente. Ma chissenefrega: questo “rischio della felicità” tanto scandaloso è meraviglioso.

La fede non è solo una questione da lezioncina di catechismo, ma è soprattutto una missione da affrontare tutti i giorni, col coraggio di combattere e di rischiare in nome del Bene. Altro che fare i bravi e dire le preghierine…

Che questa tragica morte interpelli le nostre coscienze ora che non dobbiamo pregare per Alfie ma pregare che Alfie interceda per noi presso Dio.

“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola…”)

 

+ Giovanni D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno